La storia di Sampieri

La storia dietro questo piccolo borgo

Il nome di Sampieri è avvolto dal mistero. 

Nel XIII secolo i geografi Arabi la menzionano come “Marsa Siklah”, ovvero Porto di Scicli,
probabilmente perché era scelto come attracco per le imbarcazioni provenienti dal Nord Africa.

Secondo alcuni potrebbe essere legato al passaggio di San Pietro apostolo,
sbarcato a Sampieri nel 40 d.C durante un viaggio verso Roma, proveniente da Malta.

Altri ancora pensano potesse sorgere una colonia greca chiamata Apolline,
nome derivante da Apollo, poiché nel VI secolo a.C. nella località de

Ô Puzzu râ zâ Vanna”, pare esistesse un tempio, in onore di Apollo Archegete.

Ma ancora oggi non si hanno certezze sulla sua origine. 

Ciò che si può affermare, è che la sua economia è stata
sempre basata sulla pesca e sul commercio.


Ne è testimonianza la presenza di numerosi magazzini nei pressi della costa, oggi divenute abitazioni.

La nostra piccola ma grande sampieri

Sampieri è rinomata soprattutto per la sua incredibile spiaggia, costituita da una finissima sabbia dorata
e dalle sue dune mediterranee, 
ormai molto rare nelle spiagge siciliane.

Lunga circa 2 km, inizia dal centro storico e finisce a Punta Pisciotto, nei pressi della Fornace Penna,
luogo in cui si trova anche una fonte di acqua dolce,
utilizzata in passato dai pescherecci per fare rifornimento.

La spiaggetta

Ma non dimentichiamoci anche del piccolo angolo di paradiso, chiamato dai locali “La Spiaggetta”, che si estende alla fine del lungomare.

Andando in direzione opposta alla spiaggia,  troverete in un grazioso porticciolo con una schiera di case affacciate sul mare,

superando questo suggestivo “borgo dentro il borgo”,
vi si aprirà davanti un’ampio tratto di costa con una ripida scogliera sul mare. 


Dopo questa gradevole passeggiata vi si aprirà davanti la spiaggia di Costa di Carro.

La spiaggetta

Ma non dimentichiamoci anche del piccolo angolo di paradiso, chiamato dai locali “La Spiaggetta”, che si estende alla fine del lungomare dove troverete in un grazioso porticciolo con una schiera di case affacciate sul mare;

superando questo suggestivo “borgo dentro il borgo”
ti si aprirà davanti un’ampio tratto di costa con una ripida scogliera sul mare. 

Dopo questa gradevole passeggiata troverai la spiaggia di Costa di Carro.

La fornace penna

Situata alla fine della spiaggia,
che domina su di essa come un guardiano,
anche la fornace Penna è sinonimo di storia.

Voluta dal Barone Penna e realizzata su progetto dell’ingegnere Ignazio Emmolo,
la fornace fu completata nel 1912 e da quel giorno
si affaccia sul mare di Punta Pisciotto.

La fabbrica, dotato di un forno Hoffmann,
era una delle industrie più all’avanguardia del meridione.

Produceva laterizi riuscendo a sfornare…

… dieci mila pezzi al giorno, tra mattoni e tegole, che venivano in
molti paesi mediterranei, sopratutto a Malta e in Libia.

La Fornace era articolata su tre piani e il corpo principale era a pianta basilicale
tanto da somigliare più ad un’antica chiesa che ad una fabbrica.

Per queste ragioni è stata definita da Vittorio Sgarbi una “Basilica Laica in riva al mare”.

Su un lato fu costruita la ciminiera e attorno ad essa,
circondato da vigneti, fu ricavato un grande spiazzo dove lasciar asciugare
i laterizi prima di essere commercializzati.

Il 26 Gennaio 1924 un incendio doloso la distrusse completamente.

Inutile fu il tentativo dei marinai, degli agricoltori dei fondi vicini
e degli operai che cercarono di estinguere il rogo che ancora oggi rimane un mistero.

Sospetti di vendette politiche e possibili motivazioni di concorrenza
s’intrecciano in una tela che ricopre il mistero.

La verità, alla fine, andò in fumo con la Fornace.

Da quel giorno la Fornace Penna resiste, a due passi dal mare,
sferzata dai venti e dalla salsedine che di tanto in tanto causano alcuni crolli,
ospitando la curiosità delle persone che la visitano ed eventi di numerosi artisti.

La Fornace è stata anche location di numerose scene del Commissario Montalbano,
conosciuta anche come la famosa Tonnara “Mannara”.

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